

75. La conferenza di Monaco del 1938: la finta pace.

Da: E. Collotti, La finta pace, in Storia e dossier, ottobre
1988.

Alla fine di settembre del 1938, dopo l'esplicita minaccia di
Hitler di procedere all'annessione violenta dei Sudeti, il
territorio cecoslovacco abitato da una forte minoranza
tedescofona, i rappresentanti di Francia, Gran Bretagna, Germania
e Italia si riunirono a Monaco per affrontare la questione. La
conferenza, alla quale la Cecoslovacchia, diretta interessata, non
venne neanche invitata, si concluse con un cedimento alle pretese
naziste.  Le ragioni di tale cedimento sono analizzate nel
seguente passo dallo storico italiano Enzo Collotti. Francia e
Inghilterra credettero - o vollero credere - che Hitler mirasse ai
Sudeti, ma in realt il dittatore nazista intendeva impadronirsi
dell'intera Cecoslovacchia, come i fatti avrebbero di l a poco
dimostrato, per procedere quindi con il suo programma
espansionistico. L'arrendevolezza francese e britannica,
finalizzata alla salvaguardia della pace ad ogni costo, era
legata anche agli interessi politici delle due potenze europee,
ossia alla funzione di argine anticomunista ed antisovietico da
esse assegnato all'espansionismo tedesco. Il patto di Monaco ebbe
dunque tutt'altro effetto che quello di scongiurare la guerra:
esso, al contrario, convincendo Hitler che le potenze occidentali
non avrebbero ostacolato l'espansione tedesca, isolando l'Unione
Sovietica  e contribuendo ad un suo avvicinamento alla Germania,
acceler la marcia verso un altro rovinoso conflitto mondiale.


L'accordo di Monaco fu firmato all'alba del 30 settembre 1938. Nel
giro di poche ore si diffuse nel mondo la benefica sensazione che
l'incombente pericolo di guerra fosse stato scongiurato. La
propaganda fascista rappresent Mussolini come il salvatore della
pace.
Il primo ministro inglese Chamberlain, persistendo negli equivoci
che avevano caratterizzato tutta la sua linea di condotta, diede
anch'egli il suo contributo alla divulgazione di questo mito di
Mussolini. [...].
Nel sollievo dei popoli che videro allontanato lo spettro della
guerra e nella soddisfazione dei politici per avere fermato, a
poche ore dall'ordine di attacco, la marcia della Wehrmacht
[l'esercito della Germania nazista] erano riflessi alcuni dei
motivi che entrarono a far parte del complesso dello spirito di
Monaco, l'insieme delle aspettative e degli stati d'animo che
ispir i fautori della politica di appeasement [politica estera,
adottata sia dalla Gran Bretagna che dalla Francia, che aveva come
obiettivo il mantenimento della pace ad ogni costo, compresa
l'arrendevolezza nei confronti delle pretese espansionistiche
della Germania nazista] con le potenze fasciste. Il patto di
Monaco non fu importante di per s, n produsse la soluzione per
quanto cattiva di un problema limitato, com'era la questione dei
Sudeti. Fu viceversa l'ultima tappa della politica della pace a
ogni costo praticata dalle democrazie occidentali, da Francia e
Inghilterra, nell'illusione di arginare il revisionismo
espansionistico di Germania e Italia, dopo il non intervento in
Spagna [in occasione della guerra fra repubblicani e nazionalisti
scoppiata nel 1936] e la parte di passive spettatrici dinanzi all'
Anschluss austriaco di quello stesso 1938 [l'annessione
dell'Austria alla Germania]. Lo spirito di Monaco  diventato
sinonimo di debolezza, di cedimento. Al di l infatti delle
circostanze e dell'oggetto immediato del patto, i presupposti e le
conseguenze della sua conclusione significarono la rimessa in
discussione dell'intero equilibrio dell'Europa dopo la conclusione
della prima guerra mondiale. [...].
Come gi nel caso dell'Austria, la Germania nazista rivendic il
territorio dei Sudeti, nel quadro dello scardinamento di
Versailles, come semplice realizzazione dell'aspirazione al
ricongiungimento delle comunit di lingua tedesca in un unico
corpo nazionale e statuale. La revisione di Versailles non voleva
essere solo il risarcimento delle mutilazioni reali o presunte
subite dalla Germania; essa preludeva allo sconvolgimento totale
dell'ordinamento dell'Europa, poich prefigurava il ripristino
dell'egemonia continentale della Germania, che nel corso della
seconda guerra mondiale avrebbe preso corpo con il tentativo di
imporre un Nuovo Ordine europeo di marca nazista. I piani
militari predisposti sin dall'inizio del novembre del 1937 dal
vertice della Wehrmacht forniscono la dimensione esatta che nel
quadro della strategia complessiva del Reich dovevano assumere la
conquista dell'Austria e della Cecoslovacchia: si trattava di
fagocitare il potenziale umano e militare dei due paesi, per
rafforzare la preparazione bellica tedesca; soprattutto si
trattava del consolidamento strategico complessivo della posizione
della Germania sulla via dell'Europa orientale e sud-orientale.
Una volta aggirato lo spalto difensivo ceco, nessuna barriera
militare poteva fare da ostacolo alla penetrazione tedesca verso
est, che era a lungo termine la grande direttrice di marcia del
Terzo Reich; vale la pena ripetere che l'obiettivo del Reich non
erano i Sudeti, ma la Cecoslovacchia. [...].
Alla conferenza di Monaco la Cecoslovacchia non era stata nemmeno
invitata: la sua sorte sarebbe stata decisa senza neppure
interpellarla, nonostante essa fosse legata dal 1924 al patto con
la Francia. [...].
Il senso di tradimento che l'abbandono soprattutto da parte della
Francia provoc nella popolazione ceca, e personalmente in una
figura di statista cos legato come il presidente Benes al modello
della democrazia occidentale, fu all'origine del complesso
processo che port l'opinione pubblica, non solo della
Cecoslovacchia ma anche di altri paesi dell'Europa centro-
orientale e sud-orientale, a diffidare se non addirittura ad
allontanarsi da Francia e Inghilterra. Il riorientamento che quei
paesi conobbero dopo la fine delle ostilit nel 1945 non fu
soltanto il frutto della presenza dell'Armata rossa. Fu anche il
risultato della distruzione di un capitale di fiducia che era
stato dilapidato lasciando popolazioni e stati alleati alla merc
dell'invasione nazista.
Nell'immediato la conferenza di Monaco, alla quale avevano
partecipato Francia e Inghilterra da una parte e Italia e Germania
dall'altra, tenutane deliberatamente lontana l'URSS e non essendo
ancora gli Stati Uniti in grado di tornare come protagonisti della
scena europea, apport alcune correzioni alle rivendicazioni
tedesche, pi nella modalit della loro esecuzione che nella
sostanza. Di fatto, la promessa di mettere fine, una volta risolta
la questione nazionale sudeta, a tutte le pendenze del settore fu
immediatamente smentita dal divampare immediato di altre
rivendicazioni territoriali: la Cecoslovacchia divent preda delle
rivendicazioni anche di polacchi e ungheresi; aizzata dalla
Germania, la Slovacchia rivendic l'indipendenza. Si verific
cos, a una settimana dalla conclusione del patto, la facile
previsione che, in quel contesto, la cessione dei Sudeti alla
Germania avrebbe significato l'inizio della fine dello stato
cecoslovacco nel suo complesso.
Prima comunque di vedere l'epilogo della conferenza di Monaco, 
opportuno cercare di capire la logica con la quale agirono Francia
e Inghilterra. Esistevano possibilit alternative alla soluzione
di Monaco? Probabilmente,  questa l'unica ipotesi che emerge
dalla pubblicistica e dagli studi, il solo tentativo utile avrebbe
dovuto essere fatto nel ricorso agli strumenti della sicurezza
collettiva, vale a dire in una iniziativa congiunta tra Est e
Ovest. Tuttavia, nell'estate del 1938 questa ipotesi diplomatica
si scontrava con logiche e interessi politici che, in conformit
anche a quanto era avvenuto durante la guerra di Spagna, erano
difficilmente compatibili con le esigenze della sicurezza: lo
spirito di Monaco implicava anche una forte componente
anticomunista  e antisovietica.
Ai rischi di un'intesa con l'URSS era in sostanza preferibile
rivalutare la funzione di argine di Italia e Germania. Solo cos
si spiega come si potesse pensare di tenere l'URSS lontana da un
settore come quello dell'Europa centrale che rientrava
direttamente nella sua sfera di interessi, con le conseguenze di
carattere politico, strategico e propagandistico che di fatto ne
derivarono.
Il patto, gi di per s cos pesantemente punitivo e distruttivo
nei confronti della Cecoslovacchia, non solo non fu rispettato,
poich di l a pochi mesi sarebbe stato violato dalla stessa
Germania con l'invasione totale e la disgregazione definitiva
della repubblica cecoslovacca, ma non serv neppure a impedire lo
scoppio della guerra. Cre l'illusione di un prolungamento della
tregua, ma di fatto acceler la marcia del Terzo Reich sulla via
del conflitto - dopo la Cecoslovacchia, ad onta delle parole
rassicuranti di Hitler, arrivarono subito le rivendicazioni nei
confronti della Polonia - poich l'arrendevolezza di Francia e
Inghilterra convinse la Germania che nessuno avrebbe posto argine
alla sua espansione. Se al di l dei dettagli singoli cerchiamo di
precisare la portata che il patto ebbe per l'epoca, come fattore
di sconvolgimento dell'intero equilibrio uscito dalla prima guerra
mondiale, possiamo indicare schematicamente una lunga serie di
conseguenze. Esso segn la fine dell'influenza anglo-francese
nell'Europa centro e sud-orientale; Francia e Inghilterra non solo
subirono la sconfitta morale e politica derivante dalla perdita di
prestigio presso gli stati del settore, essendo venute meno agli
impegni assunti verso la Cecoslovacchia, ma videro anche la
declassazione delle loro posizioni economiche nell'area e la
sostituzione a esse della penetrazione tedesca. Il patto inoltre
attribu alla Germania vantaggi dal punto di vista militare e
strategico assai pi rilevanti di quelli tratti dalle potenze
occidentali, che beneficiarono solo di un momentaneo respiro nella
politica degli armamenti e di una dilazione nell'appuntamento con
il conflitto; e produsse profonda incertezza sui propositi delle
potenze occidentali nella politica verso l'Unione Sovietica, la
quale dalla sua esclusione da Monaco trasse la convinzione che gli
occidentali avessero lasciato alla Germania mano libera verso
l'est.
Senza il precedente del patto di Monaco, insomma,
l'interpretazione del patto tedesco-sovietico dell'anno successivo
sarebbe priva di un elemento essenziale. Infine, Monaco confer
alla Germania la totale libert di iniziativa per imporre la sua
egemonia politica, economica e militare sull'intero spazio
dell'Europa danubiana e balcanica. In questo quadro la Germania
vide convalidata la sua funzione di arbitrato tra le contese
territoriali e nazionali degli stati minori, che di fatto ad essa
attribuivano un ruolo di guida nello scatenamento dei nazionalismi
che fece seguito alla disgregazione della Cecoslovacchia.
Dallo spirito di Monaco quindi non deriv una pace seppure di
compromesso, ma una nuova lacerazione destinata a sfociare in una
guerra mondiale ancora pi rovinosa della precedente.
